01-October-2008
American String Quartet

Giovedì 20 novembre al Teatro Comunale
 

Internazionalmente riconosciuto come uno dei migliori quartetti attuali, l’American String Quartet ha festeggiato durante la stagione 2005-2006 il suo trentesimo anniversario. I suoi componenti hanno studiato alla Juilliard School di New York , dove il gruppo si è formato nel 1974, vincendo immediatamente il Concorso Coleman e il Premio Naumburg . Dopo il debutto a New York nel 1975, Il Quartetto si è esibito nelle più prestigiose sale americane, tra cui la Carnegie Hall di New York e il Kennedy Center di Washington. Nel 1980 la formazione si è presentata per la prima volta in Europa e da allora torna ogni anno nelle più importanti città e sale europee. Spesso ospite delle grandi reti televisive americane, il Quartetto è "in residence" dal 1984 alla Manhattan School of Music e dal 1992 al Concorso Van Cliburn. Il suo vasto repertorio comprende l’opera integrale dei Quartetti di Beethoven, Schubert, Bartok, Schoenberg e Mozart, di cui nel 1997 ha completato l’incisione su strumenti Stradivari. Con l’American String Quartet si esibirà la celebre pianista russa Lilya Zilberstein, vincitrice, nel 1987, del Primo Premio e del Premio Speciale del Pubblico al Concorso Busoni di Bolzano. Il programma della serata si apre con l’esecuzione di uno tra i più amati quartetti di Haydn, il Quartetto in re minore op. 76 n. 2, composto nel 1797 e soprannominato "Le quinte", per le due quinte discendenti che ne costituiscono il materiale tematico portante. Seguirà quindi il quartetto di Dvorák, detto "Americano", la più nota tra le partiture del compositore ceco, scritta in soli sedici giorni, nel giugno del 1893 a Spilville, una piccola cittadina dell’Iowa. La qualifica di "americano" si riferisce all’utilizzo di alcuni tipici elementi della tradizione musicale dei neri d’America. Il Quintetto in fa min. op. 34 per pianoforte e archi di Brahms conclude il concerto. Pubblicato nel 1865, questo lavoro conobbe numerose metamorfosi prima di giungere alla sua versione definitiva. Dotata di grande omogeneità e di mirabile equilibrio, questa composizione ha saputo rinnovare e rigenerare una tradizione che aveva avuto in Beethoven e Schubert i suoi precursori.

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