L’Oasi di Cervara rappresenta un importante esempio di intervento di ripristino ambientale grazie all’intervento di Fondazione Cassamarca che, in accordo con il Comune di Quinto di Treviso, si è impegnata nel recupero e nella valorizzazione di quest’area.
Tale ripristino, che prosegue tuttora anche nella vicina Palude del Barbasso, ha comportato un lavoro impegnativo per uomini e mezzi: negli ultimi tre anni, grazie anche al lavoro di numerose cooperative sociali, si è provveduto gradualmente allo sfalcio delle erbe infestanti, alla manutenzione dei canneti, alla pulizia dei canali interni e alla piantumazione di specie vegetali tipiche del luogo a rischio di scomparsa. Punta di diamante di quest’opera è stata la realizzazione dell’Orto Botanico Palustre dove, lungo un itinerario che costeggia quattro piccoli stagni, sono state raccolte e presentate circa 50 specie vegetali tipiche del corso superiore del fiume Sile e degli ambiti palustri, alcune delle quali rare e preziose come il Trifoglio fibrino e il Giunco fiorito. Negli specchi d’acqua osservabili dal sentiero sono tornate ad essere presenti diverse timide specie di anfibi e rettili come la Rana di Lataste, la Raganella, la Tartaruga palustre e la timida Natrice dal collare.
Fondazione Cassamarca ha inoltre promosso e realizzato il restauro del Barco annesso al Mulino Cervara, della Cavana ospitante le barche a pertica, del Casone palustre, della Peschiera e dell’ex-Casa del custode, oggi sede di un moderno e funzionale Centro Visitatori che fungerà da vero e proprio cuore per tutte le attività didattiche proposte, in particolare, alle scuole interessate ad avvicinare i propri alunni alle tematiche legate all’educazione ambientale e alla storia del Sile.
Al termine di questo paziente lavoro di riequilibrio e riscoperta, oggi l’Oasi di Cervara torna ad essere patrimonio dell’intera collettività; uno di quei rari luoghi dove ancora esiste un dialogo tra acqua e terra, tra animali e uomini, dove chi è alla ricerca di un angolo tranquillo può ritrovare il piacere di stare in silenzio immerso in un paesaggio che sa nuovamente regalare emozioni, un piccolo tesoro ritrovato.
Situata a Santa Cristina di Quinto, l’Oasi di Cervara rappresenta uno degli ambiti naturalistici più pregiati e visitati della Marca Trevigiana.
Ricca di storia e suggestioni questa vasta area palustre di 25 ettari, assieme ai 15 ettari della vicina Palude del Barbasso, costituisce una delle più importanti zone umide comprese nel territorio del Parco Naturale Regionale del Fiume Sile.
Compresa tra i corsi del fiume Sile e del canale Piovega, l’Oasi di Cervara ha la forma di una grande isola, al cui interno numerosi fontanili alimentano la palude anche con acque di risorgiva provenienti dal sottosuolo.
Gli estesi canneti presenti nel cuore dell’Oasi danno rifugio a molte specie di uccelli che qui svernano o nidificano, tra cui il Martin pescatore, il Porciglione, il Tarabusino, il Tuffetto, la Cannaiola, il Pendolino, il Germano reale, l’Alzavola ed il Cigno reale. Dove invece il terreno è più asciutto, al canneto si sostituiscono lembi di bosco igrofilo costituito da ontano, pioppo e salice, e da folte siepi di sambuco, viburno, salicone e salice cenerino. Nei tronchi degli alberi di maggiori dimensioni il Picchio verde e il Picchio rosso scavano i propri nidi, che vengono poi utilizzati anche da altri uccelli come la Cinciallegra e lo Storno.
Dai primi anni ’80, una di queste macchie boscose accoglie una delle più importanti colonie di aironi (garzaia) dell’entroterra veneto, nella quale si contano circa 200 nidi di Airone cenerino, Nitticora e Garzetta.
I due sentieri di visita che si inoltrano dall’ingresso principale del Mulino Cervara, il Sentiero della Rosta e il Sentiero della Piovega, sono facilmente percorribili anche da bambini e portatori di handicap e, costeggiando canali bordati da una rigogliosa vegetazione, sono il luogo ideale per osservare facilmente molti discreti abitanti dell’Oasi, come le trote che nuotano indisturbate tra le fronde sommerse dei potamogeti, le indaffarate gallinelle d’acqua, le folaghe ed il mammifero più facilmente visibile, la simpatica arvicola d’acqua, che spesso si può osservare mentre rosicchia qualche stelo d’erba.
I lavori di ripristino ambientale e di recupero del casone veneto in paglia e degli altri fabbricati, sono stati inaugurati alla presenza del Cardinale Mons. Ersilio Tonini, che ha benedetto il sito. L’inaugurazione delle strutture è avvenuta nel giugno 2003. La struttura, che viene visitata ogni anno da numerose scolaresche, famiglie e appassionati naturalisti, è stata data in locazione ad una società cooperativa che ne cura, la gestione, le visite e l’organizzazione delle manifestazioni.