Teatro delle Voci, Treviso

Il teatro è stato acquistato dalla Diocesi di Treviso ed è stato ristrutturato per farne un contenitore destinato ad attività teatrali sperimentali e studio di registrazione.
Le opere sono state eseguite secondo la destinazione funzionale e le caratteristiche tecniche della struttura.
In particolare, i lavori, hanno riguardato le installazioni necessarie ad avviare l’attività di sperimentazione teatrale e lo studio di registrazione.
Il progetto di ristrutturazione, che ha tratto ispirazione da teatri dell’avanguardia europea, come la nuova Opéra de la Bastille di Parigi, ha consentito la realizzazione di paratie mobili e palcoscenici su montacarichi intercambiabili che si mimetizzeranno sotto il pavimento.
La vecchia sala di proiezioni è stata trasformata in una modernissima sala regia e nuovi ed efficientissimi camerini hanno trovato posto nell’ex pub Barocco Club.
La struttura (ex Cinema Perla), risale agli inizi degli anni Sessanta a completamento di un più ampio progetto di insediamento di edilizia popolare.
Sull’onda di altre esperienze italiane, anche Treviso nel decennio tra il 1956 e il 1967 aveva infatti concepito e portato a compimento un programma sperimentale di quartiere autonomo, gestito da una commissione di Coordina-mento dell’Edilizia Popolare (CEP).
Le linee guida di questo programma presupponevano che il Quartiere San Liberale, o Villaggio Coordinato, fosse dotato di servizi come le attrezzature amministrative, scolastiche, gli spazi per attività commerciali, sportive e ricreative.
Per molti anni il Cinema Perla e le sue immediate adiacenze servirono da punto d’incontro non solo per i giovani del quartiere San Liberale ma anche per quelli provenienti da zone limitrofe che qui trovavano spazi e infrastrutture mancanti nei loro quartieri.
Le sorti della struttura non furono diverse da quelle di molte altre sale cinematografiche italiane.
L’esodo del pubblico, attratto dalla possibilità di potersi muoversi liberamente e autonomamente dopo il periodo di austerità che caratterizzò l’inizio degli anni Settanta, fu determinante per la progressiva inesorabile perdita di interesse.
Viste le notevoli dimensioni dell’edificio, che si estende su una superficie di 530 metri quadrati e ha un’altezza variabile dai 9 e 13 metri, la sala cinematografica fu adibita per alcuni anni a palestra.
L’intervento di recupero ha ora permesso l’utilizzo della sala per la realizzazione di produzioni di prosa e laboratori di danza nonché per attività di registrazione ad alto livello.