Teatro Comunale

Restauro patrimonio artistico

Descrizione

La Fondazione Cassamarca, dopo aver sottoscritto con il Comune di Treviso una Convenzione che ne prevedeva la concessione in comodato alla Fondazione del Teatro Comunale e la sua gestione per 30 anni, ha provveduto al completo restauro del compendio che, nel 2019 è stato restituito all’amministrazione cittadina.

 

L’attuale edificio risale al 1869, e fu realizzato su disegno dell’architetto Andrea Scala (uno specialista del settore, autore di diversi teatri dell’epoca, tra i quali quelli di Trieste, Udine e Pisa), dopo l’incendio del 1868 che aveva distrutto il precedente teatro settecentesco.

 

Le dimensioni della sala, con i comodi palchi con antipalco e il soffitto sospeso senza appoggi sulla balaustra del loggione, le sue qualità acustiche, l’articolazione delle scale nel foyer, ne fanno un piccolo gioiello di qualità dello spazio architettonico come pochi altri.
Oltre il boccascena invece, il palcoscenico, il retropalco, i camerini e i locali di servizio sono assolutamente poveri di qualità costruttiva e del tutto inadeguati alle esigenze funzionali di un teatro d’oggi. Tutta la struttura manca inoltre di impianti di sicurezza e climatizzazione adeguati. L’opera di restauro del Teatro è stata quindi sostanzialmente di tipo conservativo per l’ingresso e il foyer, la sala e i palchi, fino al boccascena; di tipo più radicalmente funzionale per tutta la parte “tecnica”. Attraverso questo importante intervento, la Fondazione Cassamarca ha voluto restaurare uno dei più significativi edifici pubblici della città, avendo per obiettivo primario la tutela del bene storico-artistico tenendo ben presente la grande tradizione storica che nel corso dei secoli ha visto la presenza di grandi personalità della musica e della prosa, tornando ad essere la “casa madre” dello spettacolo e della cultura trevigiana.
L’inaugurazione è avvenuta il 15 novembre 2003, con un concerto della prestigiosa Royal Philarmonic Orchestra di Londra.
Dal punto di vista storico, la vicenda del teatro cittadino inizia nel 1691 quando il conte Fiorino Onigo, dopo aver ottenuto il nulla osta dalla Repubblica di Venezia, decide di “fabbricar in buona e sussistente forma un Teatro da Opera, ossia da Commedia”, vale a dire un teatro destinato a drammi per musica e spettacoli comici, proponendo la struttura tipica del “teatro all’italiana” con più ordini di palchi . L’edificio sarebbe sorto in Contrada di San Martin in un lotto di terreno di proprietà degli Onigo, dove fino a quel momento sussistevano case fatiscenti con bottega e magazzini.
Dopo un anno, nell’ottobre del 1692, il nuovo teatro già apriva la sua attività con La Rosiclea di Giovanni Frezza, opera musicale scritta con tutta probabilità appositamente per l’inaugurazione trevigiana. Il Teatro Onigo si distinse per alcuni anni per il suo calendario di buon livello, programmato soprattutto in coincidenza con le Fiere autunnali di San Luca, apprezzato dai nobili veneziani che in campagna trascorrevano la coda della loro lunga villeggiatura.
Ma già nel 1713 si registrano i primi segni di disuso e successivo abbandono della struttura.
La seconda fase storica del teatro trevigiano ha inizio l’8 ottobre 1766 con la rappresentazione in prima assoluta del Demofoonte di Pietro Guglielmi su libretto del Metastasio. La nuova apertura avvenne grazie all’iniziativa del conte Guglielmo Onigo che dopo cinquant’anni di trascuratezza dovette praticamente ricostruire il teatro, affidandone la progettazione ad Antonio Galli Bibiena esponente di una celebre famiglia di architetti e scenografi teatrali, autore tra l’altro del Teatro Comunale di Bologna. A Treviso il Bibiena realizzò una struttura con cinque ordini di palchi in grado di contenere 1175 posti. La facciata e l’atrio furono realizzati dall’architetto bassanese Giovanni Miazzi .
Tra alterne vicende e difficoltà gestionali, che in parte indussero a vari adattamenti interni tali da alterare l’originario assetto bibienesco, il 2 ottobre 1868 il Teatro Onigo fu quasi interamente distrutto da un incendio che risparmiò la sola facciata, quella esistente ancor oggi recante sul frontone la firma del Miazzi e l’anno di realizzazione.
Ancora una volta il teatro della Contrada di San Martin (Corso del Popolo) fu restituito alla città nel giro di un anno ad opera dell’architetto udinese Andrea Scala.
Infatti, il 16 ottobre 1869, come da tradizione in coincidenza con le Fiere di San Luca, toccò al Faust di Charles Gounod inaugurare l’ennesima fase di vita del teatro, ora denominato Teatro Sociale in quanto la sua ricostruzione fu resa possibile dal contributo straordinario della Società dei palchettisti, che nel 1907 succedette agli Onigo nella piena proprietà dell’immobile. Nel 1919 entra nella proprietà anche il Comune di Treviso, grazie alla donazione del palco d’onore da parte degli Onigo, per poi, nel 1931, divenirne proprietario unico.